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110.000 morti in meno con la prevenzione

ITALIA - Roma. 26/10/13. Presentato ieri il rapporto: Prevenzione e salute: una questione di intelligenza?” dall'associazione Mensa Italia.

 

 Mortalità evitabile edizione 2013: 110.000 morti l’anno che è possibile ridurre. Sono 71.500 casi di morte evitabile maschile registrati nel 2010 contro 38.500 casi femminili. Questi i dati, ancora allarmanti nonostante il netto miglioramento rispetto agli anni precedenti, presentati oggi nel Convegno “Prevenzione e salute: una questione di intelligenza?”, promosso dall’Associazione Mensa Italia e realizzato da Nebo Ricerche PA. Si tratta del 25,3% dell’intera mortalità maschile, mentre per il genere femminile, più fortunato, questa percentuale si ferma al 12,9%.

“Non guardiamo necessariamente il bicchiere mezzo vuoto”, sostiene Natalia Buzzi, Direttore scientifico di Nebo Ricerche PA e Presidente del Mensa Italia, perché “c’è ancora spazio per contrastare con successo e con intelligenza queste morti, e per farle ulteriormente diminuire”.

La classifica maschile

Due regioni del Centro Italia, Marche e Toscana, immediatamente seguite da Veneto e Liguria, guidano la classifica maschile dei giorni di vita perduti pro-capite. La Puglia è l’unica regione meridionale con un valore migliore della media nazionale. Sei delle ultime otto posizioni sono occupate da regioni del Sud. Fanalino di coda sono Campania e Sardegna, precedute da Calabria, Sicilia, Abruzzo e Molise. Anche Lazio e Valle d’Aosta hanno risultati peggiori della media nazionale, ma la Valle d’Aosta merita una menzione d’onore: partita svantaggiatissima a fine anni novanta è, in assoluto, la Regione che è migliorata di più. “Ben il 33% di differenza fra la Regione migliore e quella peggiore, e non è affatto poco considerando che si tratta di mortalità per cui è possibile fare qualche cosa” ha commentato Natalia Buzzi.

La classifica femminile

Il dato femminile riguardo la mortalità evitabile è quasi la metà di quello maschile. In testa alla classifica, come per i maschi, le Marche; di nuovo la Campania si conferma all’ultimo posto, con un valore sensibilmente superiore alle altre regioni. Calabria e Valle d’Aosta recuperano rispetto al dato maschile collocandosi su valori migliori della media nazionale. Un aspetto interessante: il divario fra la regione migliore e quella peggiore per le femmine è del 50% anche se nel complesso, va ribadito, la mortalità femminile è molto più limitata di quella maschile.

Miglioramenti continui ma il sud fanalino di coda

Rispetto agli anni 2000‑ 2002 l’ultimo dato disponibile presentato oggi (2008‑ 2010) vede miglioramenti continui e regolari a livello nazionale: i maschi migliorano in media del 2,5% l’anno, le femmine, di gran lunga meno esposte alle morti evitabili, un po’ meno, l’1,7% l’anno. La vera sorpresa è però il dato regionale perché le regioni centro-settentrionali hanno ridotto la mortalità evitabile in misura sensibilmente maggiore di quelle meridionali. Ai due estremi la Valle d’Aosta è la Regione che migliora in assoluto più velocemente mentre la Calabria, soprattutto per i maschi, e la Sardegna, in particolare per le femmine, denunciano comunque un vistoso rallentamento.

Non solo notizia, ma strumento di lavoro

Il Rapporto presentato oggi alla presenza di esperti del Ministero della Salute, dell’Istat, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Unione Europea vuole essere anche un ricettario dove trovare, fino a livello locale, le indicazioni su dove puntualmente intervenire. I risultati della ricerca, integralmente disponibili su www.mortalitaevitabile.it sono dettagliati per Prevenzione primaria (stili di vita del singolo come corretta alimentazione, alcolismo, tabagismo, sicurezza stradale, in casa e sul lavoro ecc.), Diagnosi precoce e terapia (tumore alla mammella della donna, tempestività salvavita degli interventi sanitari) e Igiene e assistenza sanitaria (vaccinazioni, corretta gestione delle cronicità e del ricorso alle strutture sanitarie ecc.).

Perché il suggerimento a una “politica intelligente”? Perché tra i maschi quasi il 60% delle morti in età in cui non si dovrebbe morire è contrastabile con politiche di prevenzione su stili di vita e sicurezza stradale, in casa e sul lavoro. “E prevenire costa poco e consente, in tempi di crisi, di risparmiare risorse a favore di tutti”, conclude Natalia Buzzi

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