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Eolico offshore: Europa leader

REGNO UNITO – Londra 30/7/2013. L'eolico offshore europeo continua a crescere in maniera esponenziale. Secondo l’ultimo report semestrale dell'European Wind Energy Association (Ewea), infatti, nei primi 6 mesi del 2013 è stato installato oltre 1 Gw di potenza, cioè circa il doppio rispetto allo stesso periodo del 2012 e quasi quanto è stato realizzato nell'intero anno passato, che, a sua volta,  registrava un incremento del 31% rispetto al 2011.

Lo studio, nello specifico, mette in evidenza che dal 1 gennaio al 30 giugno del 2013 sono state installate 277 nuove turbine in mare per una potenza di 1.045 Mw, a fronte dei 523,2 MW installati nello stesso arco temporale dello scorso anno. Il solo Regno Unito con 146 turbine ha connesso 514 Mw di nuova potenza, mentre Germania e Danimarca  rispettivamente con 98 e 21 aereogeneratori hanno allacciato 353 Mw e 105 Mw di potenza. L'83% di tali impianti è stato prodotto da Siemens, il 7% da Bard ed un ulteriore 7% da Re Power. La potenza cumulativa dell'eolico in mare in Europa ha, così, raggiunto i 6 GW distribuiti in 58 parchi nelle acque di 10 paesi ed altri 21 parchi, per una potenza di 5,7 GW, sono in fase di realizzazione. 

Il Vecchio Continente, in ogni caso, già a fine 2012 generava il 90% della potenza mondiale da eolico offshore. Tra i primi 5 mercati al mondo l'unico non europeo è la Cina (509,5 Mw installati nel 2012), mentre il Giappone è ottavo, con 33,8 Mw installati nel 2012. Quest’ultimo, però, per far fronte ai problemi di carenza energetica derivati dai disastri nucleari del 2011, ha in progetto la costruzione di un grande parco eolico offshore, costituito da 143 turbine per 1 Gw di potenza, nelle acque davanti a Fukushima. 

La nazione europea che più sta investendo nell’eolico in mare è la Gran Bretagna. Londra generava, sempre nel 2012, circa il 60% della potenza europea, seguita da Danimarca, con una quota del 18%, dal Belgio con l’8% e dalla Germania con il 4%. L’impegno della Gran Bretagna a supporto delle energie rinnovabili in generale e dell’eolico in particolare si è manifestato anche nel 2013 mediante la realizzazione, e la successiva inaugurazione del 4 luglio scorso, del più grande parco eolico offshore del mondo, il London Array.  L’impianto, iniziato nel marzo del 2011, sorge nelle acque dinnanzi a Ramsgate nel Kent a venti chilometri dalla costa, a due ore scarse dal centro di Londra e si estende per oltre 100 km2. L'impianto è costituito da 175 turbine alte 147 metri rispetto al livello del mare, collegate da 200 km di cavi posti ad una profondità di 25 metri sotto il livello del mare, capaci di generare 630 Mw, ovvero una quantità annua di energia pulita pari al fabbisogno di circa mezzo milione di abitazioni del Regno Unito, e di “graziare” l’ambiente di 925mila tonnellate l'anno di emissioni di CO2. Per la realizzazione del progetto sono stati necessari 2,2 miliardi di sterline, derivanti per il 50% da Dong Energy, uno dei principali sviluppatori di parchi eolici al mondo, per il 30% da E.On, multinazionale impegnata nella costruzione di impianti idroelettrici, eolici e fotovoltaici, e per il restante 20% da Masdar, società che promuove lo sviluppo, la commercializzazione e la diffusione di tecnologie di energia rinnovabile.

Nonostante il considerevole aumento delle installazioni nel 2013, però, il finanziamento di nuovi parchi eolici offshore in Europa – spiega Justin Wilkes responsabile Policy all'Ewea – è rallentato a causa soprattutto dell'incertezza regolatoria in mercati chiave come Regno Unito e Germania. Dunque per un ulteriore sviluppo del settore è indispensabile, da parte dell’Europa, la definizione di un quadro normativo chiaro che gestisca la politica energetica dopo il 2020 e che fissi dei vincoli obbligatori per lo sviluppo di fonti energetiche alternative entro il 2030 e la realizzazione di procedure di autorizzazione semplificate che facilitino la diffusione di nuovi modelli di turbine in grado di operare in profondità marine superiori a 50 metri.

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