La debolezza fiscale dell'America Latina

STATI UNITI D'AMERICA - Washington 11/09/2016. I paesi dell'America Latina hanno una posizione fiscale debole e meno spazio di manovra rispetto a prima nel rispondere alla attuale clima di recessione.

È questo il parere degli economisti che si occupano della regione del Fondo monetario internazionale e di Banca mondiale. Tutte le economie della regione hanno un bilancio più debole di quanto dovrebbe essere, ha detto Alejandro Werner, direttore dell'emisfero occidentale del Fmi, nel corso di una tavola rotonda sulle prospettive economiche della regione in occasione della XX conferenza annuale della Banca di sviluppo dell'America Latina, a Washington, ripresa da Efe. Werner ha detto che questa situazione stava generando notevoli rischi ora che il boom delle materie prime in Cina è diminuito e dopo che la classe politica dell'America Latina è stata abituata a governare in tempi di abbondanza. Durante il periodo di alti prezzi delle materie prime, i governi non hanno dovuto preoccuparsi dell'efficienza della spesa pubblica, ha aggiunto Werner, dicendo che occorre rivedere i livelli di efficienza del ciclo economico e attuare riforme strutturali. Occorre ricordare che a luglio, il Fmi prevedeva che l'America Latina avrebbe subito una contrazione del 0,4 per cento quest'anno, il secondo anno consecutivo di crescita negativa. Il capo economista della Banca Mondiale per l'America Latina e i Caraibi, Augusto de la Torre, nella stessa occasione, ha anche detto che i paesi della regione hanno avuto meno spazio di manovra sul fronte fiscale, pur con delle differenze.
L'Argentina stava attuando un approccio graduale per correggere il suo deficit di bilancio, mentre il Brasile non otterrà una crescita solida senza un grande aggiustamento fiscale. De la Torre ha poi aggiunto che la situazione fiscale del Cile, del Perù e della Colombia è meno problematica e quindi c'è più spazio di manovra per stimolare la crescita. L'economista della Banca Mondiale ha detto che l'America Latina stava iniziando percorso export-oriented proprio in un momento in cui la tendenza globale è contraria alla liberalizzazione del commercio.

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