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Il fumo e l'arrosto nella lotta contro Daesh

ITALIA - Roma 09/06(2015. Al recente G7 il presidente Usa ha detto che l'addestramento delle truppe irachene per battere lo Stato Islamico non è ancora stato completato e che comunque le cose stavano andando nel verso giusto per bloccare le forze del Califfato.

Purtroppo quello che sta accadendo in Siria, Iraq, Libano e Yemen non vede gli Stati Uniti vincenti nella lotta contro lo Stato Islamico. La "soluzione" proposta al problema è un'accelerazione nella formazione delle forze armate e delle forze di polizia irachene. Questa soluzione rischia di essere un pannicello caldo posto su una ferita che continua a suppurare. In sostanza si possono addestrare finché si vogliono i regolari iracheni ma potrebbe non fare alcuna differenza, perché ai loro vertici di comando, così come in gran parte della scala gerarchica, sono stati epurati, spesso per motivi religiosi, i loro comandanti più capaci, sostituiti poi da ufficiali meno competenti o addirittura incompetenti. L'esercito iracheno è oggi sciita all'80% e si è alienato ulteriormente le comunità sunnite. Lo stesso segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter ha detto, giorni fa, che tutta la formazione del mondo non può aiutare l'esercito iracheno per la sua endemica codardia. Valutazioni pesanti che contrastano con il giudizio del vice Presidente Usa, Joe Biden, ma che però vengono via via confermate dai fatti riportati da fonti social e massmediatiche sull'avanzata delle forze militari dello Stato Islamico nei tritacarne di Baiji e Ramadi, in cui le forze, sciite, irachene e iraniane sono state coinvolte. Quello che accade lungo l'Eufrate non è un affare tra sciiti e sunniti, come molti pensatori ed esperti Usa presenti in Europa e in madrepatria pensano e affermano, non comprendendo o volendo comprendere che viviamo in un periodo di transizione nel quale si stanno cristallizzando nuove realtà politiche ed economiche le cui propaggini arrivano fino a casa nostra, al di qua e al di là dell'Oceano Atlantico. Perseverare nell'attuale atteggiamento porta solo una domanda: cui prodest?

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