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Parigi, cronaca di una guerra "occultata"

ITALIA - Roma. 07/01/15. Ci sono voluti 12 morti, 8 feriti di cui 5 gravissimi perché il mondo si svegliasse e aprisse gli occhi constatando che : siamo in guerra. Cosa che AGC COMMUNICATION ripete oramai da mesi su cui ha scritto anche un libro: Lo Stato Islamico uscito a novembre scorso.

Eppure i moniti ci sono stati, lo stesso Papa Francesco lo scorso anno aveva annunciato l'inizio della III Guerra Mondiale. IS, lo Stato Islamico, ieri, ha postato un video di un suo militare - moldavo- in cui spiega perché c'è bisogno, ora, di uno stato militare, lo Stato Islamico, prima di annunciare il Califfato. E queto mortivo, riassunto sta nella lotta alla cosrruzione dell'anima del mondo occidentale.

Lo ha fatto in lingua russa, sottotitolato in arabo, e in Inglese, ovvero le lingue dello Stato Islamico. A impazzire non è stata solo Parigi che ha pagato con il sangue dei propri cittadini, ma prima c'era stata Malmoe in Svezia, gli attentati in Gran Bretagna, i colpi di machete negli USA, le avvisaglie in Spagna, Canada, Australia e ancora prima c'erano stati i selfy in giro per il mondo a testimoniare che il globo sta assumendo un colore monocromatico. Ed è inutile che continuiamo a tenere "sconnessi" dei crimini che sono legati dal filo di "Allah Akbar". Va sottolineato, come continuano a dire i capi religiosi musulmani,  che Is interpreta in maniera erronea il messaggio della religione islamica

Siamo in guerra dunque ed è inutile nascondere la testa sotto la sabbia. Cosa fare? "Non si sa è troppo presto per dirlo", anche perché gli "stati nazionali occidentali" così come li conosciamo hanno un iter decisionale "lento" che favorisce gli attentatori. Loro, gli attentatori, grazie alla rete internet, e al loro addestramento militare invece, sono in grado di muoversi velocemente, in modo puntale, per colpire ciò che hanno prefissato da tempo: obiettivi sensibili, ovvero rendere insicure le strade delle città "dei Crociati", le vie delle nostre città. Come scritto nei numeri 5 e 6 della rivista ufficiale dello Stato Islamico: Dabiq. Mentre accade ciò noi,  "i crociati", siamo perennemente riuniti per pensare ad una soluzione al terrorismo.

Ciò che è accaduto oggi è solo l'inizio di una serie di atti intimidatori e criminali ispirati dal richiamo di IS alla jihad. Is ha aperto i fronti via terra in: Iraq, Siria, Libano, Libia, Yemen, Egitto, Nigeria. È ripetiamo e sottolineamo è inutile che consideriamo questi fronti separati perché loro, con le loro inconfondibili bandiere nere ritengo che questo sia il loro territorio, sia casa loro. Con alleanze più o meno solide hanno compattato gli scontenti in diverse aree del mondo. Presto apriranno fronti in Algeria, Tunisia, Marocco, almeno così dicono dai loro media.

Nei loro video promettono di arrivare in Europa e in 5 anni di conquistare anche la Spagna utilizzando l'Italia come corridoio preferenziale. Come dargli dargli torto? Cosa sappiamo noi degli immigrati che arrivano sulle nostre coste? Dove vanno? Chi li controlla? Ma quello che ci deve assolutamente preoccupare e che noi dell'Occidente non siamo assolutamente pronti ad affrontare questo nemico che con un arma in mano è pronto ad uccidere non avendo timore, anzi aspettando con gioia di morire in guerra.  

 

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