Approfondimenti
Siria: ora è rischio armi chimiche
- 27 Lug 2012
- Data pubblicazione
- By Paolo Cianfarani
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SIRIA - Damasco. 27/07/12. Seppur nel timore di incorrere in altri grossolani errori di valutazione, si infittiscono i sospetti che la Siria stia portando avanti un programma di implementazione del proprio armamento chimico.
Nello scenario degenerescente di questi giorni, la preoccupazione che tali ordigni vengano impiegati da Bashar al Assad per mettere a tacere i ribelli, o possano cadere nelle mani di organizzazioni estremiste anti-occidentali, sta divenendo reale. La Siria, non rientra tra gli stati firmatari della Convenzione contro le Armi Chimiche, che ne renderebbe illegale la produzione, lo stoccaggio e l’impiego e il regime di Assad, inoltre, ha aspettato fino a qualche giorno fa per ammettere pubblicamente di possederne.
I sospetti erano ovviamente molto forti, non si esclude – ne tuttavia si giustifica - una trovata di Assad per rafforzare la propria posizione negoziale e sfruttare l’effetto deterrente di tale dichiarazione. Resta il fatto che Assad si sta muovendo sul filo di lana, perché è d’altra parte evidente che un eventuale impiego di armi chimiche da parte del regime siriano, farebbe decadere ogni esitazione su un eventuale intervento straniero, che vedrebbe trasmutato il suo problema da giuridico a logistico.
La situazione resta tuttavia assai tesa. Il timore che armi di questo tipo cadano nelle mani di gruppi di militanti, potrebbe anche portare ad un intervento esterno di tipo preventivo a protezione/distruzione dei depositi di armi siriani, con enormi ricadute in termini di controllo di un territorio che andrebbe allo sbaraglio e dove si stima siano necessarie almeno 75mila unità per gestire le ricadute di un intervento straniero di tipo militare. L’unica alternativa percorribile, resta allora l’intelligence che purtroppo comincia a palesare i propri limiti in termini di incisività e contenimento.
Un intervento militare, richiederebbe l’impiego di forze di aria e di terra per mettere fuori uso i sistemi antiaerei siriani e arrivare a controllare la parte occidentale del paese, dove sono localizzati la maggior parte dei depositi di armi. Il rischio di un’operazione di questo tipo è alto per almeno tre motivi, due tattici ed uno strategico.
La maniera più veloce per mettere sotto controllo un deposito di armi, se la situazione rischia di precipitare, è distruggerlo per via aerea. Tuttavia, un intervento aereo non sarebbe capace di garantire un risultato completo, esponendo eventuali armi o sostanze scampate all’esplosione al saccheggio incontrollato; inoltre, non si esclude che la stessa operazione militare diffonda nell’aria sostanze dannose con effetti non distanti da un canonico impiego delle stesse armi di distruzione di massa che si intendeva rendere inutilizzabili. In tal senso, un precedente dai dubbi risultati si è avuto circa cinque anni fa, quando Israele decise di radere al suolo un sospetto sito nucleare nella parte orientale del territorio siriano, senza curarsi di eventuali ricadute radioattive nella zona circostante. Da ultimo, in termini strategici, si tratterebbe di aprire un fronte di guerra, come sempre certo nel principio incerto nel compimento e nei risultati. Anche in questo caso senza correre troppo indietro nel tempo, i precedenti invitano alla moderazione.
Il Ghana post Mills
- 25 Lug 2012
- Data pubblicazione
- By Eric Molle
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Al tramonto del 24 luglio 2012 un alone di tristezza si stendeva sul Ghana. In effetti, il Paese apprendeva la triste notizia della morte del suo Presidente, John Atta Mills. Ciononostante, alla mattina del giorno successivo, il Paese e l’Africa intera salutavano l’alba di una nuova pagina positiva per la democrazia nel continente. Senza scontri e senza polemiche politiche, il vice presidente John Dramani Mahama ha giurato nelle mani della Presidente della Corte Suprema diventando così Presidente della Repubblica fino alla fine mandato che terminerà entro la fine dell’anno.
La morte del “Professore” (così era chiamato Mills, professore di legge negli Usa) è un fulmine a ciel sereno. Il problema del suo tumore alla gola non aveva destato eccessive preoccupazioni, in particolare dopo le cure negli Usa, ma soprattutto dopo la sua nuova candidatura per le presidenziali presentata il 18 luglio scorso. Invece Mills è stato ricoverato all’ospedale di Accra nel pomeriggio del 24 luglio e poche ore dopo si è spento. Alcuni lasciano traspirare dei dubbi rispetto ad un peggioramento così repentino della salute di Mills, ma in generale non sussisterebbero dubbi rispetto ad una fine di vita naturale.
Nel complesso bisogna però tirare, con qualche mese di anticipo, le somme della presidenza Mills. Il suo predecessore aveva lasciato un Paese stabile politicamente e in forte crescita, grazie anche alle scoperte petrolifere. Quattro anni dopo quale è la situazione?
A giudicare dal vuoto di potere durato solo alcune ore, il Paese rimane politicamente stabile. Se dovessero sorgere problemi di natura etnica, questi proverrebbero essenzialmente dal nord. Però Mills, nella sua lungimiranza, aveva scelto nel 2008 proprio un vice (Mahama) proveniente da quelle regioni.
Merita invece un’analisi più approfondita la situazione economica del Paese. Secondo gli ultimi dati forniti da Ernst&Young, il Paese dovrebbe evidenziare una crescita del Pil del 8,5% per il 2012 (è stato record nel 2011: +14,4%), in linea con la situazione economica internazionale. Peraltro un rapporto delle Nazioni Unite ha indicato che il Paese, con il Mozambico e la Nigeria, è stato nel 2011 (e sarà nel 2012) il maggiore attrattore di investimenti diretti esteri in Africa. La conferma proviene dai contratti firmati, ad esempio, con il Brasile: la potenza sudamericana investirà 100 millioni di dollari nel settore agricolo ganese (settore guida dell’economia del Paese). La presenza cinese esiste, solo che non se ne conosce esattamente l’ampiezza: solo 607 cinesi sono dichiarati al servizio dell’immigrazione ganese, quando in realtà sarebbero diverse migliaia nel Paese. L’aumento delle aliquote per il settore petrolifero e minerario (in particolare oro), entrambi in forte crescita, dovrebbe generare un flusso di cassa interessante per il Paese.
Ciononostante, ogni Paese ha le sue difficoltà economiche in questo periodo. In primis bisogna sottolineare che il Ghana avrà anche nel 2012 un rapporto tra deficit e Pil abbastanza impegnativo del 6,7%, il che porterà ad un significativo aumento del debito pubblico. Certo, il Ministro delle finanze ha indicato che gran parte del deficit sarà finanziata dalle entrate relative alle vendite petrolifere, rimangono però alcune criticità. In particolare le infrastrutture sono generalmente scadenti e gli investimenti per colmare il gap in materia ricadranno molto probabilmente sui privati, poiché proprio il governo ha chiamato ad una raccolta fondi.
Ciò che desta maggiore sorpresa è che il Ghana, nonostante la sua stabilità e la sua crescita economica si trovi a livelli di ridistribuzione delle risorse simili quelli dei propri vicini. In effetti, al boom economico è seguito anche un aumento dell’inflazione, al quale si aggiunge il mai sopito problema della disoccupazione. Inoltre, solo il 13% della popolazione accede ai servizi.
Quindi stabilità politica e crescita economica saranno oggetto di scontro in campagna elettorale, ma l’obiettivo principale da perseguire per il futuro nuovo presidente sarà quello della ridistribuzione equa delle risorse.
Bounty Hacker
- 13 Lug 2012
- Data pubblicazione
- By Giulia Liguori
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Il crimine informatico si mette di nuovo a servizio degli utenti, ma al costo di 5 dollari. Il prezzo è minimo, quasi da discount: si parte da pochi dollari l'ora per attaccare un sito di medie dimensioni, fino ad arrivare a 50 dollari per colpi più grossi.
Dalla produzione di componenti tecnologici al Cyber spionaggio
- 13 Lug 2012
- Data pubblicazione
- By Mario Avantini - Osdife.org
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Nuovi allarmi inquietanti: secondo fonti di intelligence Usa le l'attuali aziende commerciali cinesi hanno la capacità di accedere in modalità remota alle attrezzature di comunicazione vendute negli Stati Uniti e nei Paesi occidentali. La rivelazione ha determinato allarme circa l'eventuale presenza di backdoor nei dispositivi di comunicazione che potrebbero consentire a un Paese ostile di disabilitare l'infrastrutture di telecomunicazioni e secondo gli analisti del Pentagono, la Cina sarebbe in grado di poter operare in tale direzione. Un altro aspetto inquietante riguarda la capacità di controllo da remoto di dispositivi di trasmissione che possono essere sfruttati per fini di cyber-spionaggio in campo militare e civile, nel furto di tecnologie, segreti commerciali e altre informazioni riservate.
Anonymous è già storia?
- 13 Lug 2012
- Data pubblicazione
- By Giulia Liguori
- Visite: 1080
Nato da una piccola community forum , conosciuta come 4chan, Anonymous è oggi un gruppo ben noto e familiare e la sua reputazione basata sulla disobbedienza civile e sul digital activism ha fatto il giro del mondo, diventando una forza da temere e rispettare.
Cercare di definire i confini di questa comunità selvaggiamente varia ed imprevedibile è impresa difficile, così come altrettanto oscura è la sua storia. Non èfacile, infatti, comprendere le diverse motivazioni che spingono un gruppo composto da membri talmente diversi a perseguire obiettivi volti al bene comune.
Basandosi sul concetto di comunità anonima, l'organizzazione virtuale ha ottenuto l'attenzione della stampa internazionale nel 2008 per Project Chanology, una lotta virtuale coordinata contro la chiesa di Scientology, dimostrando l'impegno del gruppo nel portare avanti e collezionare attività di alto profilo e valore. Nel corso della sua storia, Anonymous ha lavoratoefficacemente, smascherando frodi ed inganni di colossi aziendali, attaccando e mettendo in pericolo siti governativi, esponendo anche quella sottile debolezza che lo caratterizza in una vasta gamma di sistemi sociali e tecnici. Forze dell'ordine e media lo hanno demonizzato,esperti di sicurezza informatica ammirato. Una grande comunità online che si approccia alla realtà esterna in maniera nichilista, senza strutture ben definite, senza un roster, senza leadership e come ogni comunità che si rispetti vive evoluzioni, conflitti interni, deviazioni e restaurazioni.
Indefiniti e molteplici sottogruppi con differenti background si sono legati ad Anonymous con l'intento di creare un fronte comune più resistente e compatto e, allo stesso tempo, rendendo la comunità sempre più eterogenea e nebulosa. “Anonymous non è unanime” hanno dichiarato membri trainanti del gruppo “come un marchio, può essere preso in prestito da chiunque e chiunque può rivendicarne il coinvolgimento, offuscandone la credibilità”. Prendiamo ad esempio il recente attacco a Stratfor, agenzia di intelligence americana che si occupa di sicurezza: il gruppo anonimo ha più volte confessato e poi smentito la propria partecipazione, mostrando attraverso un gioco “back and forth” quanto questa comunità sia decentralizzata. Ben nota la storia di Lulzsec, staccatosi da Anonymous ed accusato dallo stesso di tradimento: da tempo infatti Sabu, leader maggiore del gruppo, collaborava con l'Fbi. Piccoli accadimenti che mostrano la fragilità nonché la forza di questa community mutevole e riscrivibile. Una comunità a cui molti pensano in termini di criminalità organizzata e la ricerca degli Anonymous da parte di agenzie e forze di sicurezza appare futile e poco necessaria. La pressione dell'opinione pubblica ed aziendale per porre fine alla loro attività e più forte che mai. Ma con un gruppo cosi poco definito e definibile, quella che si sta combattendo potrebbe essere una guerra senza fine. Molti membri ed esponenti “anonimi” di rilievo sono stati arrestati , ma l'idea di cambiare il mondo e creare una rete virtuale libera, senza censure e senza inganni, basata sulla libertà civile, continua a rafforzarsi con il tempo.
Anonymous ha inoltre dimostrato quanto poco adeguati ed efficienti fossero i sistemi di sicurezza e protezione virtuale: sistemi vulnerabili e deboli, la causa? Difetti di fabbricazione ed errate configurazioni.
“Don't shoot the messenger”, la celebre frase shakespeariana è divenuta slogan di un gruppo che si è limitato quindi ha sfruttare la fragilità della rete.
È opportuno allora chiederci perché ha fallito Anonymous e perché il gruppo ha bisogno sviluppare un blueprint migliore .
La debolezza del gruppo è da ricercare nella troppa ambiguità teorica: l'adesione diffusa e diversificata ha portato Anonymous ad abbracciare più cause, molte delle quali si sono rapidamente perse nel trambusto e nel rumore della storia. Il successo di un'operazione di alto profilo può inevitabilmente ed efficacemente uccidere una dozzina di piccoli obiettivi in fase di progettazione. Cogliere l'attimo senza avere una visione a lungo termine è un effetto collaterale della natura del gruppo e combattere una battaglia alla volta non è una strategia solida per vincere una guerra. Senza un concreto obiettivo finale, senza un modello di base e con pochi veterani a guidare le “truppe”, Anonymous non è in grado di sconfiggere un nemico che dispone di risorse illimitate e superiori: grandi corporazioni come Visa, Bank of America, grandi organizzazioni religiose come Scientology e grandi nuclei di criminalità organizzata come Zeta Cartel, da anni impegnata a fronteggiare la legge, sono ben preparati ad affrontare un simile avversario.
Spesso anche il diffondere i propri ideali in rete è contrastante con l'etica del gruppo: gli hactivist comunicano e distribuiscono messaggi alla massa, accusando società che “hanno venduto la nostra privacy come fosse merce” utilizzando Facebook e Twitter, due importanti social network che più di tutti hanno contribuito a minare la riservatezza e la libertà individuale. Piccoli punti che non sfuggono agli occhi vigili dei media e delle aziende. Il gruppo sta nutrendo gli avversari, dando loro la possibilità di utilizzare armi capaci di minare la credibilità degli Anonymous.
Fallimenti teorici hanno come conseguenza fallimenti pratici.
Nel corso del 2011 diverse operazioni condotte dal gruppo hanno avuto effetti spiacevoli. Operation Bart, la protesta virtuale contro il Bay Area Rapid Trasport che ha fatto trapelare una raffica di notizie riguardanti l'amministrazione, ha creato disagi anche ai consumatori del servizio: inceppando segnali telefonici in alcune stazioni, portando preoccupazioni per la sicurezza (non possibilità di comporre il 911) e facendo trapelare dati riservati di utenti.
Op. Darknet, battaglia contro la pornografia infantile, ha avuto esiti altrettanto ambigui. Anonymous ha diffuso liste di persone compromesse, molte delle quali risultano false o hanno per protagonisti membri dello stesso gruppo.
La fuga di database e di messaggi di posta elettronica di migliaia di utenti è diventato il marchio di fabbrica degli hactivisti, ma gran parte di queste informazioni non sono di facile lettura per i meno esperti, non essendo affiancate da contesti ed analisi chiare. Una volta resi pubblici i dati, i media hanno spesso difficoltà a ritrovare notizie succose e soprattutto sconvolgenti e ciò rende Anonymous poco efficace e debole.
Costruire una comunità anonima più efficiente migliorerebbe e renderebbe più sicure tutte le parti coinvolte: gruppo, utenti, cittadini e le stesse forze dell'ordine. Con obiettivi più definiti e maggiore responsabilità, i risultati delle loro azioni potrebbero rivelarsi migliori, riducendoperfino gli atti di criminalità informatica.
Il gruppo già in passato si è impegnato a diffondere in rete un “codice di condotta” e una dichiarazione esplicita dei parametri operativi, mettendo in chiaro che le operazioni avrebbero rispettato i limiti imposti della legge e che avrebbero sfruttato solo informazioni open source. Il codice è stato considerato da molti sottogruppi proibitivo e limitativo e ciò ha creato spaccature all'interno dell'organizzazione. Tuttavia, integrità ed onesta sono valori importanti anche per chi, come Anonymous ricorre ad atti criminali per raggiungere i proprio scopi.
Impostare una direzione, eliminare progetti superflui ed educare i nuovi membri su come raggiungere più efficacemente gli obiettivi preposti sono le chiavi per un futuro successo. Le nuove reclute non hanno spesso dimestichezza con le tecnologie più avanzate e ciecamente istallano software senza considerare il rischio per loro stessi, i loro sistemi ed i loro colleghi.
Nel 2011 i casi di infiltrazione e gli arresti da parte delle forze dell'ordine si sono moltiplicati, minando la natura anonima del gruppo.
Elaborare inoltre piani per trattare con aziende e rafforzare operativamente l'avversario può apparire controproducente, ma collaborare con il nemico al fine di creare una rete virtuale più libera deve essere un dovere sentito e portato avanti da ambo le parti.
Crisi siriana: la risposta turca
- 02 Lug 2012
- Data pubblicazione
- By Paolo Cianfarani
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Come risposta all’attacco ad un velivolo di ricognizione turco da parte dell’esercito siriano, la Turchia ha deciso di schierare la propria artiglieria anti-aerea lungo il confine turco-siriano.



