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Greenpeace: il petrolio minaccia il futuro del turismo italiano

ITALIA - Civitanova Marche 24/07/2015. Il 23 luglio un gruppo di attivisti di Greenpeace ha protestato pacificamente davanti alla piattaforma petrolifera offshore Sarago Mare A, posizionata a soli tre chilometri dalla costa di Civitanova Marche.

Gli attivisti hanno steso a pelo d'acqua, proprio sotto la struttura gestita dalla Edison, un grande striscione galleggiante con la scritta "STOP TRIVELLE". Poi si sono finti turisti di un possibile futuro prossimo, in cui le vacanze balneari potrebbero svolgersi all'ombra delle piattaforme petrolifere.

La protesta di Greenpeace fa parte della campagna TrivAdvisor con cui l'associazione ambientalista mette in guardia l'opinione pubblica dai piani del governo Renzi, che rischiano di regalare i nostri mari alle compagnie petrolifere. In poche settimane, più di 43 mila persone hanno già firmato la petizione di Greenpeace per chiedere una radicale revisione della strategia energetica basata sull'estrazione di petrolio e gas dai fondali marini.

Greenpeace ricorda che soltanto fra il 3 e il 12 giugno il Ministero dell'Ambiente ha autorizzato ben undici progetti di prospezione di idrocarburi in mare con la tecnica dell'airgun. L'area concessa ai petrolieri copre tutto l'Adriatico e parte significativa dello Ionio. Nelle settimane precedenti un'altra serie di autorizzazioni aveva aperto la strada a un nuovo pozzo di ricerca, dieci pozzi di estrazione e all'installazione di una piattaforma a soli sei chilometri dalle coste abruzzesi. L'assalto ai mari italiani prosegue poi nel Canale di Sicilia, dove stanno per sorgere due nuove piattaforme e dove sono state autorizzate altre prospezioni con gli airgun.

Secondo le stime del ministero per lo Sviluppo Economico, le riserve certe di petrolio sotto i nostri fondali equivalgono a meno di due mesi di consumi nazionali. Riempire i nostri mari di trivelle, dunque, non ridurrebbe la dipendenza energetica dell'Italia dall'estero. E non porterebbe alcun vantaggio significativo per le entrate pubbliche: le attività di estrazione di idrocarburi offshore, infatti, generano gettiti fiscali modestissimi perché le compagnie si avvalgono di franchigie e royalties tra le più basse al mondo. Assai modeste anche le ricadute occupazionali, al più nell'ordine di poche migliaia di unità, mentre il rapporto tra investimenti e occupazione generata per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica sarebbe incomparabilmente superiore.

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