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I soldi di DAASH

ITALIA - Roma 09/12/2015. Uno studio condotto da Ihs, uscito il 7 dicembre, riporta che Daash incamera 80 milioni di dollari al mese (75 milioni di euro), in entrate provenienti dai territori controllati in Siria e in Iraq.

Circa la metà delle sue entrate derivano dalla Zakat e il 43% dalla vendita di petrolio e gas, settore attivo ma indebolito dai bombardamenti della coalizione internazionale e da quelli della Russia.

Secondo lo studio, Daash ha sei principali fonti di reddito: produzione e contrabbando di petrolio e gas, tassazione delle attività commerciali nei territori controllati, confisca di terreni e proprietà, traffico di droga e di antiquariato, attività criminali come rapine in banca o riscatti. Tra queste sei ce ne sono alcune che spiccano per difficoltà d’inserimento nel quadro generale dello Stato Islamico, come il traffico di droga; Daash infatti non si comporta come i taliban afgani seconda maniera che del commercio dell’oppio hanno fatto il loro business. Il dato che lascia perplessi è la sottolineatura di un solo punto, comprensibile data l’origine anglosassone di Ihs, e il complesso affaristico che lega l’area del Golfo con la City londinese: l’assenza di donazioni di privati derivanti dall’area del Golfo Persico. Per il centro di intelligence Ihs, una realtà "statuale" come quella messa su da Daash vive e resiste solo grazie a queste entrate. Non si comprende allora, come sia possible che il Califfato resista con una produzione petrolifera dimezzata, come afferma Mosca, e vendendo opere d'arte o rapinando banche, quali poi occorrerebbe chiedersi, visto che quella di Mosul è oramai storia.

Un paio di dati ci dovrebbero far riflettere: il costo delle armi e delle munizioni che impiegano i mujaheddin su tutti i fronti; la ricostruzione a tempo di record delle opere infrastrutturali (ponti, strade, acquedotti ad esempio) che i bombardamenti distruggono. Si tratta di operazioni che hanno un costo notevole e che vengono ripetute, nel caso delle infrastrutture, più volte. Generalmente, solo con un flusso finanziario consistente si possono programmare "agevolmente" simili ricostruzioni e affrontare i loro costi, soprattuto in tempo di guerra. 

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