Geopolitica
Accordo libico-liberiano
- By Redazione
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I ministri degli Esteri libico e liberiano, Achour Ben Khiyal e Augustin Njavoan hanno firmato un accordo per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi.
Il Cairo si rifornisce da Teheran
- By Redazione
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L'Egitto non fermerà il trasporto del petrolio iraniano attraverso il canale di Suez e gasdotti interni, nonostante l'embargo dell'Unione europea sulle esportazioni di petrolio.
Cipro: la parte turca vende terreni a Israele
- By Redazione
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L'Amministrazione greco cipriota ha preso contatto con il governo israeliano chiedendogli di intervenire per impedire che cittadini israeliani acquistino proprietà nella parte nord dell'isola governata dai turco ciprioti dal 1974.
Incidente nel Mar Cinese meridionale
- By Redazione
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Una fregata cinese si è spinta, incagliandosi, all'interno del Mare Cinese meridionale, zona al centro delle dispute con le Filippine.
Quale governo per la Libia?
- By Paolo Cianfarani
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I libici, dopo 48 anni, passeranno il Ramadan consci di essere nelle mani di un’Assemblea Costituente formata da rappresentanti espressione di una consultazione democratica che determinerà anche Primo Ministro, Gabinetto e Parlamento. Il Consiglio Nazionale di Transizione, che ha guidato la Libia nei mesi del post-Gheddafi, sembra quindi aver esaurito il suo compito. I risultati definitivi dello scrutinio, che vede attualmente in vantaggio il precedente primo ministro Mahmud Jibril, saranno infatti disponibili non prima del prossimo 19 luglio, intanto i colloqui fra Jibril e gli islamici per un eventuale governo di coalizione si susseguono a ritmo serrato. Le attuali proiezioni, evidenziano un’affermazione dei moderati sugli islamici, soprattutto nelle regioni dell’ovest, con grande soddisfazione – com’era prevedibile - della comunità internazionale. Sembrerebbe dunque fallito il tentativo di boicottaggio del voto avanzato in Cirenaica, che non è riuscito ad impedire ai libici residenti in quella regione di recarsi comunque alle urne.
Resta aperto il problema dell’unificazione effettiva del paese, Tripoli dovrà pertanto bilanciare i suoi provvedimenti tra le richieste di autonomia regionale e le rivendicazioni delle milizie islamiche. Governabilità di certo non incrementata dal fatto che nessun partito è riuscito ad ottenere la maggioranza dei voti. Dopo l’Alleanza per le Forze Nazionali, la Fratellanza e Giustizia Islamica è infatti seguita dal partito Salafita, capeggiato dal ex-leader dei ribelli Abdelhakim Belhadj quanto a numero di preferenze, con un netto vantaggio degli ultimi due nelle regioni del sud, notoriamente più conservatrici.
Senza un chiaro orientamento politico di governo, se non una vaga apertura ai dettami occidentali, una grande coalizione che richiami all’unità nazionale si presenta come una degna soluzione di second-best in termini governativi, se non la migliore in un’ottica socio-culturale. L’Alleanza per le Forze Nazionali, sedicente liberal-democratica, non ha difatti esitato a sottolineare il suo doveroso tributo alla Sharia da intendersi alla stregua di uno stabile sostrato per il futuro politico della Libia. Certamente, la geometria elettorale fa la sua parte in tutto questo, dato che il supporto delle fazioni islamiche resta fondamentale nella costruzione di una qualsiasi stabilità istituzionale.
Il passato e le connessioni. Entrambi i leader dei due maggiori partiti sono personalità ben radicate in Tripolitania e vantano un malcelato supporto estero. Si sospetta che il partito di Belhadj riceva sostegno economico e finanziario dal Qatar. Mentre forti restano i legami, o presunti tali, di Jibril con la sua appartenenza alla Tribù di Warfalla, nota per aver supportato Gheddafi fino al febbraio 2011, con Jibril stesso membro del Governo Gheddafi pochi anni prima. Soprattutto, in uno Stato frazionato come quello libico, non si può ritenere che le sorti di un paese dipendano interamente da un esito elettorale. Il rischio che il neo-eletto Governo di Tripoli venga ignorato dalle milizie armate, che difficilmente accetteranno un governo di islamico di tipo moderato resta molto alto. Le problematiche dei mesi a venire resteranno le medesime che si era trovato ad affrontare il Governo di transizione, siamo evidentemente dinnanzi a un tentativo di più efficace componimento e sintesi del tessuto socio-politico.
Enrique Peña Nieto: “Sono votato alla democrazia"
- By Traduzione di Paolo Cianfarani
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Il nuovo presidente Messicano Enrique Peña Nieto si rivolge alla Comunità Internazionale in un articolo pubblicato sul New York Times lo scorso 2 luglio chiedendo una maggiore collaborazione per sconfiggere la criminalità e il traffico di droga, promettendo di dare vita ad una nuova era di cooperazione politica con Asia e Unione Europea.
«Domenica, i Messicani hanno scelto di votare per il cambiamento – un cambiamento nelle priorità e nelle modalità, e un mutamento focalizzato sul governo del possibile. Sono orgoglioso che i messicani abbiano trovato in me l’opportunità di un cambiamento ed una nuova direzione.La Comunità Internazionale potrebbe intendere la mia elezione come una maniera per tornare alle vecchie modalità del mio partito, il Partito Rivoluzionario Istituzionale, o come un minore impegno negli sforzi del Messico contro il crimine organizzato e il traffico di droga. Mettiamo da parte queste preoccupazioni. Questa campagna elettorale è stata incentrata su due principali punti. Primo, il miglioramento delle condizioni economiche per milioni di messicani in difficoltà, le cui vite quotidiane sono state intaccate da una crescita economica anemica, riscontrata dall’ Istituto Nazionale di Statistica Messicano attorno al 1,7% tra il 2000 e il 2010. Secondo, la fine di una polarizzazione che ha paralizzato la nostra politica, rendendo impossibili le riforme più urgenti nel settore energetico, nel mercato del lavoro, nell’istruzione e nella sicurezza, solo per menzionarne alcune. Non possiamo più permetterci di rimandarle. Coloro che sono impensieriti da un ritorno alle vecchie modalità, non hanno di cui temere. A 45 anni sono parte di una generazione di politici del PRI votata alla democrazia. Rifuggo le pratiche del passato e al contempo, cercherò di uscire dall’attuale impasse politica. L’obbiettivo della mia generazione non è l’ideologia o il clientelismo, ma concreti successi nel liberare i messicani dalla povertà. È in questo modo che ho governato lo Stato del Messico, il più popoloso del nostro paese, dal 2005 al 2011. Governerò con pragmatico realismo ed una chiara strategia a lungo termine. Paesi in pieno sviluppo come l’India, la Cina e il Brasile hanno dimostrato una modalità significativa e duratura per alleviare la povertà attraverso riforme istituzionali e politiche economiche incentrate sulla crescita. Ora bisogna introdurre questi miglioramenti anche in Messico. Innanzitutto, è mia intenzione affrontare la questione del crimine organizzato e del traffico di sostanze stupefacenti. Non ci può essere né un negoziato né una tregua con dei criminali. Rispetto il Presidente Felipe Calderon per il suo impegno nel mettere fine a questa piaga. Io continuerò a combattere, ma la strategia deve cambiare. Con più di 60000 morti negli scorsi sei anni, con una forte critica da parte dei gruppi sostenitori dei diritti umani e con un progresso discutibile nel contrastare i flussi del narcotraffico, le attuali politiche vanno riesaminate. Inoltre, abbiamo proposto iniziative che comporteranno un incremento della spesa destinata alla sicurezza ponendoci l’obbiettivo di colpire pesantemente il crimine organizzato. Quello che deve essere migliorato è il coordinamento tra le autorità federali, statali e municipali di contrasto al crimine. Creerò infatti una Polizia Nazionale composta da 40000 unità, una forza simile a quella presente in paesi come la Colombia, l’Italia e la Francia, capace di concentrarsi sulle aree rurali più violente. Incrementerò inoltre la polizia federale di almeno 35000 agenti incoraggiando le analisi e le operazioni di intelligence. Consoliderò quindi le forze di polizia statali e municipali fornendo un migliore controllo a livello federale, capace di smantellare i fenomeni di corruzione interni. Proporrò una completa riforma del diritto penale. Mi sono già premurato di incaricare il Gen. Oscar Narnjo, uno dei migliori al mondo nella lotta al crimine organizzato recentemente ritiratosi dalla carica di Capo delle Forza Nazionale di Polizia Colombiana. Tuttavia, per far sì che queste misure di sicurezza abbiano un impatto a lungo termine, la comunità internazionale deve comprendere due questioni. Primo, questi sforzi vanno abbinati a sostanziali riforme economiche e sociali. Non si può avere sicurezza senza stabilità. Secondo, le altre nazioni, ed in particolare gli Stati Uniti, devono fare di più nel troncare la propria domanda di sostanze stupefacenti. Spero che i nostri vicini ci stiano accanto non solo nella lotta al crimine e al narcotraffico, ma anche in molte altre questioni di interesse comune. Dovremmo costruire sulla base del NAFTA, entrato in vigore nel 1994, un motore di crescita che integri maggiormente le nostre economie attraverso investimenti nel settore manifatturiero, nella finanza, nelle infrastrutture e nell’energia. Alla stessa maniera, intendo dare inizio ad una nuova era di cooperazione politica ed economica con la regione della Asia-Pacifico e rafforzare le nostre relazioni con l’Union Europea. Come uno dei più estesi paesi di lingua spagnola, il Messico ha un grande ruolo da ricoprire –economicamente, culturalmente e politicamente – nell’America Latina e nei Caraibi. Ma non meno importante, auspicherei una riforma delle politiche migratorie statunitensi. Gli esperti concordano sul fatto che attualmente il numero di messicani che rientra in Messico è maggiore di quello di coloro che lasciano il mio paese per cercare un lavoro negli Stati Uniti. Questa realtà dovrebbe rendere il dibattito sull’immigrazione negli Usa meno aspro. Nel 2000, gli occhi di tutto il mondo erano puntati sul Messico, quando per la prima volta in settanta anni il PRI trasferiva pacificamente il suo potere ad un altro partito. Da allora, il Messico è considerevolmente evoluto, divenendo più moderno e dinamico. Tuttavia, questo lasso di tempo ha visto anche sprecare molte opportunità, con importanti riforme politiche ed economiche lasciate inconcluse. Sviluppare le piene potenzialità del nostro Paese è quindi la mia missione come prossimo Presidente del Messico».




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