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Braccio di ferro tra i Paesi del Golfo

ITALIA – Roma 20/03/2014. Una evidente spaccatura si sta verificando tra i due maggiori sostenitori dei combattenti che stanno aggredendo il governo siriano.

La settimana scorsa alcuni Stati del Golfo Persico, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi hanno richiamato i loro ambasciatori dal Qatar accusando il Consiglio di Cooperazione del Golfo di interferire nei loro affari interni e soprattutto di sponsorizzare i Fratelli Musulmani, adesso ritenuti dai tre paesi una organizzazione terroristica. La Coalizione Nazionale Siriana è a tutti gli effetti spaccata in due, che si vanno aggiungere a quelle interne al territorio tra gli innumerevoli gruppi di takfiri che combattono una guerra di intenti più che di logica, tra Riad e Doha e che rischia di innescare lotte di potere tra i vari emiri locali che li guidano ancora più pesanti di quanto già non fossero. 

Nel 2013 la Coalizione ha eletto il candidato sostenuto dall’Arabia Saudita Ahmad Jarbe provocando le reazioni del Qatar; questo stato di tensione purtroppo si sta propagando dentro i confini di uno stato che sta attraversando una crisi gravissima in cui i siriani continuano ad essere i colpiti ma non gli orchestratori. Jarbe, secondo alcune fonti, sarebbe alla ricerca del terzo mandato nelle prossime elezioni del candidato alla guida della Coalizione Nazionale Siriana, ma per fare questo dovrebbe modificare lo statuto.
È stata smentita anche l’intervento degli Stati Uniti, come mediatore, per riavvicinare le due posizioni dal Ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal che dichiara l’ostilità del Regno alla Fratellanza da tempi ben lontani. Il motivo di questa avversione è chiaro si teme, in un momento tanto delicato, che essere comunque in qualche modo avvicinati o confusi con un gruppo estremista possa minare l’autorità e il potere che detengono nella Regione Mediorientale. La ricomposizione di questa spaccatura potrebbe sembrare difficile viste anche le notizie trapelate dalla riunione del Gcc – Consiglio di cooperazione del Golfo che comprende Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman – della richiesta di alcuni di questi stati della chiusura di Al-Jazeera e di due Centri di studio e analisi, con sede in Qatar il Brookings Doha Centre e l’Arab Centre for Research and Policy Studies.
L’area è in forte fermento, si cercano nuovi equilibri di potere, visto anche il fallimento collezionato dalla crisi siriana e dal sempre maggior potere che le resistenze stanno assumendo nella regione che sta riportando alla ribalta la situazione palestinese, della quale la comunità internazionale fa finta di essersi dimenticata, ma che continua ad essere una delle cause di dibattito non solo negli incontri politici, ma anche e soprattutto religiosi islamici.

 

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