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Ultimatum libico alla Turchia

TURCHIA - Ankara 23/7/2014. Il ministro degli Esteri turco ha respinto le voci, venute fuori il 23 giugno, secondo cui i turchi devono lasciare la Libia orientale entro due giorni, poiché la Turchia è accusata di aver inviato spie nella regione.

«Sono affermazioni infondate», ha detto Ahmet Davutoglu durante una conferenza stampa con il leader del Fronte Turkmeno Iracheno, Ershad Salihi, tenuta nella capitale. «La Turchia o i turchi non possono essere accusati di questo reato». Davutoglu fa riferimento ad una dichiarazione del portavoce del generale libico Haftar del 22 giugno secondo cui Turchia e Qatar, paesi accusati di spionaggio, hanno 48 ore per lasciare la Libia orientale. La Turchia ha già chiuso il suo consolato a Bengasi, la seconda città più grande della Libia, a maggio 2014 e ha messo in guardia i suoi cittadini dal recarsi in Libia a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. Davutoglu, ripreso anche dall'agenzia Anadolu, ha poi detto che i colloqui anche toccato sui recenti sviluppi in Iraq legati all'avanzata di Isil: «Quello che sta accadendo in Iraq riguarda profondamente sia il popolo iracheno che la Turchia; vi sono seri rischi per la sicurezza dell'area e la questione principale da affrontare è la tragedia umanitaria».
«Per noi, soddisfare le esigenze di tutti i nostri fratelli iracheni è una responsabilità essenziale», ha poi aggiunto. La Turchia continua a inviare aiuti umanitari alle città irachene colpite dalla violenza degli scontri, in particolare nelle zone turkmene. Davutoglu ha poi promesso che la Turchia avrebbe sempre sostenuto il popolo iracheno e ha chiesto che ne sia mantenuta l'unità e la stabilità.

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