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Seleka pronta a parlare con Bangui

REPUBBLICA CENTRAFRICANA - Bangui. I gruppi ribelli nella Repubblica Centrafricana hanno fatto sapere, il 20 dicembre, di aver interrotto la loro avanzata verso la capitale e di essere aperti a iniziare dei colloqui di pace con il governo.

Una coalizione di forze antigovernative, affermando che il presidente Francois Bozize non aveva rispettato un accordo di pace del 2007, ha marciato per oltre 400 km verso la capitale, costringendo il vicino Ciad ad inviare soldati per aiutare l'esercito governativo. «L'avanzata delle nostre truppe è stata interrotta unilateralmente» ha comunicato l'alleanza ribelle Seleka in un comunicato.

Justin Mambissi Matar, segretario generale del movimento e firmatario del comunicato, ha detto che la spinta verso sud è stata bloccata dopo che le autorità del Ciad si erano impegnate a non attaccare le postazioni dei ribelli. Lo stop alla manovra ribelle però non è confermato da alcuna fonte sul territorio.

La Seleka ha detto di essere aperta a intavolare colloqui di pace, ma ha aggiunto che sarebbe comunque rimasta nel territorio occupato in anticipo, respingendo così un appello del Consiglio di sicurezza dell'ONU che la invitava a ritirarsi dalle città catturate.

L'alleanza si compone di fazioni separatiste, da gruppi ribelli diversi che hanno firmato un accordo di pace nel 2007.

Il sostegno del Ciad è stato richiesto da Bangui, sottolineando la fragilità della nazione priva di sbocco sul mare di dimensioni simili a quelle della Francia.

Dopo l'indipendenza nel 1960, la nazione ha vissuto decenni di instabilità causate da un mix di ribellioni locali, banditismo e tensioni etniche cui si aggiungevano le conseguenze dei conflitti nei vicini Ciad, Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Il risultato è stato un abbassamento notevole degli investimenti  sulle sue risorse di legname, oro, uranio e diamanti; alcuni dei giacimenti di diamanti, inoltre, sono ora in mano ai ribelli.

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