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Libia: ancora chiuse le frontiere meridionali

LIBIA - Tripoli. Nonostante l’avvento del nuovo anno, il governo libico ha deciso di mantenere la sua decisione di chiudere le sue frontiere meridionali. In effetti, prima della fine del 2012, il governo di Tripoli aveva deciso per ragioni di sicurezza di chiudere le proprie frontiere al sud con l’Algeria, il Niger, il Ciad e il Sudan al fine di porre fine alla situazione di insicurezza nella zona meridionale del Paese.

Il governo libico aveva preso la decisione all’unanimità dell’Assemblea nazionale decretando la regione quale «zona militare chiusa fino al ristabilimento della sicurezza». In effetti, sin dalla fine del conflitto interno al Paese, il sud è sempre stato una zona critica e negli ultimi mesi il governo di Tripoli si trova a dover fronteggiare vari gruppi armati che agiscono impunemente dedicandosi al traffico di droga e a violenze di varia natura contro la popolazione. Peraltro, le autorità libiche temono un aumento del fenomeno dell’immigrazione clandestina in previsione dell’eventuale inizio dell’operazione militare internazionale in Mali per eliminare i gruppi islamici nel nord del Paese del Sahel.

La decisione di Tripoli è stata criticata in particolare dalle popolazioni meridionali della Libia, quali i Toubous, che avevano indicato al proprio governo di essere in grado di mantenere la sicurezza qualora avessero ottenuto maggiori aiuti da Tripoli.

I Paesi frontalieri hanno reagito con qualche perplessità, in particolare il Niger e il Ciad. I due Paesi del Sahel temono che la chiusura delle frontiere comporti un danno commerciale ed economico importante per la propria economia e abbia un impatto negativo sui propri scambi commerciali. In particolare, il governo di N’Djamena ha indicato di temere la penuria di alcuni prodotti provenienti abitualmente dal sud della Libia, soprattutto da Sebha e Koufra.

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