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La guerra tra Hezbollah e al Qaeda

LIBANO - Beirut 19708/2013. Venti di una guerra particolare cominciano a soffiare in Siria: quella tra Hezbollah e al-Qaeda. 

Per il quotidiano Al-Monitor, non si tratta, però, di una novità. Entrambi i gruppi stanno subendo gravi perdite giornalmente in Siria, dove stanno combattendo battaglie cruente. La notizia, però, è che questa guerra non sarà più mantenuta entro i confini siriani, dice Al-Monitor, avverrà lì dove entrambi i gruppi vantano presenze. Il 15 agosto, si è verificato un attentato nel sobborgo meridionale di Beirut, a Dahiyeh, roccaforte di Hezbollah: per il giornale è un chiaro esempio di ciò che avverrà di qui a poco.

La strage di Dahiyeh ha fatto sì che il discorso del capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, il 16 agosto, non fosse più dedicato alla guerra del 2006 con Israele ma è stato un attacco "frizzante" su Israele e al-Qaeda.

«Colpire Dahiyeh ed i sostenitori della resistenza non è qualcosa di nuovo», ha detto Nasrallah, aggiungendo: «L'obiettivo dell'esplosione era uccidere i civili, non c'è un bersaglio ufficiale di Hezbollah in zona».

Nasrallah ha suggerito, al solito, due vie per interpretare l'esplosione: Israele e i gruppi Takfiri. Ma poi ha aggiunto un elemento nuovo «C'è una terza ipotesi, che prevede l'interferenza di un altro gruppo che vuole far crescere la tensione con Israele e provocare conflitti interni (...) «Un membro del gruppo responsabile per l'esplosione di Hermel Majdal Anjar è stato arrestato, e ha rivelato i nomi degli altri membri del gruppo e di coloro che gestiscono e finanziano le attività: sono personaggi molto conosciuti» ha detto. Il capo di Hezbollah ha quindi accusato direttamente i gruppi affiliati ad al-Qaeda degli attentati: «Questi gruppi sunniti hanno come bersaglio, sciiti e cristiani» ha aggiunto, «Mandano attentatori suicidi nelle moschee sunnite e nelle chiese cristiane. Se questi attacchi continueranno, il Libano sarà sull'orlo del baratro (...) È necessario impedire il trascinamento del Libano in una guerra civile e fermare l'incitamento all'odio settario. Il conflitto deve rimanere politico e non deve diventare settario» ha detto.

Quest'osservazione è interessante perché include un avvertimento: né lui né il suo partito saranno in grado di controllare la base popolare, se le cose andranno avanti in questo modo. 

Nasrallah ha poi differenziato coloro gli attentatori dai sunniti: «Quanti sono è dietro gli attentati non sono sunniti,  sono takfiri che non hanno religione e sono degli assassini». 

«Se si sta punendo Hezbollah per il suo ruolo in Siria» ha aggiunto, «vi dirò che se vogliamo rispondere all'attentato di Dahiyeh, dobbiamo raddoppiare il numero di combattenti in Siria: se erano 1.000 ora saranno 2.000, se erano 5.000, saranno 10.000. È venuto il giorno che ha richiesto la presenza di Hezbollah in Siria, lo abbiamo fatto e lo faremo».

La decisione di Hezbollah di combattere in Siria fa parte quindi di una strategia a lungo termine, una mosa del Partito di Dio per evitare peggiori scenari in Libano.

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