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Guerriglia urbana a Khartum

SUDAN - Kahrtum, 28/09/2013. Conitniano le proteste per i tagli sussidi ai carburanti in Sudan. Il governo ha chiuso gli accessi internet del paese il 25 settembre, nel tentativo di fermare le comunicazioni tra i manifestanti durante i peggiori disordini del paese degli ultimi anni. Poco si riesce a sapere della reale situazione del paese.

Le agenzie di stampa internazionali hanno riferito che oltre 30 persone sono state uccise nei disordini, ma altre fonti "sul campo" dicono che il bilancio delle vittime è molto più alto. Le autorità hanno dispiegato molte più forze di sicurezza nelle strade di Khartum rispetto ai giorni precedenti. La capitale è in preda ad una crisi di carburante: un terzo dei distributori di benzina sono stati chiusi o per timore di essere bruciati o perché a secco; le autorità hanno bloccato molte stazioni di servizio con posti di blocco delle forze militari e della polizia. Alcuni quartieri sono a corto di cibo: in alcune zone i cittadini si spingono fuori alla ricerca di pane. Tre giornali non sono stampati dal 25 settembre perché si sono rifiutati di pubblicare resoconti unilaterali sulle manifestazioni, come richiesto dalle forze di sicurezza che hanno proibito di menzionare il numero di morti o di scrivere sul loro operato durante le proteste. Farouk Abu Issa, presidente delle Forze di opposizione del National Consensus, ha detto che gli agenti di sicurezza hanno minacciato i leader dell'opposizione il 26 settembre davanti alla casa del Ismail Al- Azhari a Omdurman, costringendoli ad annullare il loro incontro. I manifestanti hanno bruciato ben 20 stazioni di servizio in tutta Khartum, 10 auto della polizia, due stazioni di polizia, tre edifici governativi, la sede del National Congress Party, una banca e una serie di veicoli vicino al Salam Rotana Hotel, usato dai fedelissimi del partito. Le autorità hanno chiuso le scuole per una settimana ed evacuato gli studenti. 

Il vicepresidente sudanese, Ali Osman Tah, ha detto ha detto ad Al Jazeera che il governo ha condannato le proteste: «Non temiamo o ci sentiamo imbarazzati da queste proteste, ma condanniamo tutte le proteste che danneggiano le proprietà pubbliche o che limitano gli individui dei loro diritti», ha detto.

 

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