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Liberati i tunisini rapiti in Libia

LIBIA - Bengasi 12/12/2013. Sono stati rilasciati i 40 tunisini rapiti in Libia da una delle milizie armate nella parte ovest di Tripoli. 

I 40 erano stati detenuti per due giorni, riporta il quotidiano di Bengasi Qurina news, dopo intensi negoziati tra i governi di Tunisia e Libia. In una nota del ministero degli Esteri tunisino si rende noto che il ministro tunisino, Osman Jernda, ha incontrato a margine del Consiglio dei ministri dei ministri degli Esteri dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica, tenutosi a Conakry, il suo omologo libico Mohammed Abdulaziz, con lo scopo di risolvere la questione nel più breve tempo possibile. I rapitori avevano fatto sapere, attraverso all'agenzia di stampa ufficiale libica, che i tunisini «non sono stati sottoposti ad alcuna forma di tortura».  I tunisini sono stati sequestrati il 9 dicembre, da un gruppo armato che li ha fatti scendere dal mezzo che li riportava in Tunisia e li ha condotti in una casa dove sono stati trattenuti. Il rapimento aveva lo scopo di fare pressione sulle autorità di sicurezza tunisine per il rilascio di tre libici fermati dalle autorità di sicurezza in Tunisia, secondo le autorità di sicurezza libiche.  In Tunisia sono uscite notizie contrastanti circa l'identità del gruppo armato libico: secondo alcuni media il gruppo "Libyan Shield" sarebbe dietro il sequestro, ma alcune delle famiglie dei rapiti hanno affermato che l'origine del rapimento era da ricercare nelle affiliazioni tribali di alcuni dei rapiti.  Abdul Razzaq Mahmoud fratello di uno dei rapiti, Mohammed Bin Omar Mahmoud, in un'intervista a "Arab News", ha detto che «mio fratello ci ha contattato il 9 sera e ci ha informato di essere stato rapito da un gruppo armato appartenente alla tribù Alnoael e che il gruppo aveva chiesto il rilascio dei cittadini libici detenuti in Tunisia».  Mahmoud ha aggiunto che «suo fratello e il suo assistente, Mohammed Hassan, lavoravano a Tripoli nel settore della manutenzione di ascensori, e sono stati rapiti sulla via del ritorno in Tunisia assieme ad altri 6 cittadini tunisini».

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